Artisti: Prenotazione e soggiorno negli hotel di Roma
Artisti, architetti, scultori e pittori
hanno dimorato in uno degli hotel di Roma e hanno lasciato un’opera, un segno
tangibile della loro presenza o, assai più spesso, hanno travasato nella loro
arte complessiva un ricordo, un influsso indelebile del contatto con l’ambiente
romano. Dopo aver effettuato la prenotazione
in uno degli hotel di Roma, essi si trovavano come a casa propria, ed
acquistavano coscienza di se stessi, intessendo rapporti fra di loro e con colleghi
d’ogni parte d’Europa.
Soprattutto i pittori di paesaggio
costituirono una schiera mossa da un gusto comune: la natura idealizzata di
Claude Lorrain, e, più tardi, di Salvator Rosa.
È questo amore naturalistico che
nel corso del 1700 trasformerà la veduta classica in romantica, collocandola
nella nuova categoria estetica del pittoresco. Tale mito del paesaggio condusse
a Roma John Wotton dopo il 1720, Jacob More (m. 1793), Alexander Cozens (a Roma
nel 1741), suo figlio John Robert (nel 1778-79), Richard Cooper (circa 1776)
e molti altri.
Più importante di tutti fu Richard
Wilson (1713-1782; che dimorò in uno degli hotel di Roma nel 1750), i cui paesaggi raggiungono una singolare e personale poesia.
Tutti questi pittori ritraggono la campagna, il lago di Nemi, il lago di Albano,
Tivoli, i Castelli secondo gli schemi ormai tradizionali del paesaggio «storico» o “ideale” e tutti vedono in questi dintorni di Roma il suolo antico, calpestato
dai Romani in un’età d’oro, favolosa, irrimediabilmente perduta.
Nel 1750-52 sir Joshua Reynolds (1722-92)
che, dimorando in un uno degli hotel nel centro storico di Roma, studiò Raffaello, Michelangelo, i Carracci, Guido
Reni e Guercino tentando di impadronirsi della «grande maniera». Egli è considerato
il vero fondatore della scuola pittorica nazionale inglese, perché, oltre a
sostenere l’ideale italiano (sia pure con aperture sull’arte olandese e fiamminga)
fu un considerevole teorico e il maggior patrocinatore della istituzione di
una reale Accademia di Belle Arti a Londra, sul modello di Parigi e di Roma.
L’uso inglese del “grand tour” stabilì
un intenso e quasi regolare flusso di cittadini inglesi a Roma, nella capitale
del cristianesimo. Grazie alle prenotazione
di alberghi, il viaggio nel continente, già alla fine del Seicento, diventa
un elemento necessario per l’educazione del «gentleman» che si reca in Europa
per istruirsi e per fare un’esperienza in ogni campo, non ultimo quello delle
belle arti. Tappa obbligata dell’itinerario è la prenotazione di hotel a Roma per avere una base da cui godersi la città. Questa moda spiega anche la vasta
fioritura di libri di viaggio e di guide, di lettere, relazioni, diari. Citiamo,
fra i tanti testi del genere E. Veryard, Account ... (1701), W. Bromley, Travels (1701) e soprattutto Richard Lassel, Italian voyage, (1670-1698)
che fu il primo di grande diffusione, quasi un manuale, che i turisti si portavano
utilmente appresso girando negli alberghi di tutta
Italia.
Il mito romantico di Roma nella letteratura
inglese del primo Ottocento, attrasse poeti e prosatori verso uno degli alberghi
della città, in quella che sembrava la terra, unica al mondo, dove l’animo poteva
placarsi nella bellezza, nei valori dello spirito e ritrovare le fonti della
poesia. Qui ricordiamo brevemente le date del soggiorno romano dei più grandi
poeti romantici.
Samuel Taylor Coleridge (1772-1834)
visse nella Città Eterna fra il 1804 e il 1806.
Lord Byron, George Gordon,
espresse il fascino per Roma soprattutto nell’Aroldo e nel Manfredi.
Keats venne a Roma nel 1820
e abitò nella casina rossa di piazza di Spagna, che è poi diventata la «Shelley
and Keats memorial House».
Il turismo nell’Ottocento proseguì
con ritmo molto regolare: prenotazione,
conferma, soggiorno in hotel a Roma. I libri di viaggio più noti furono
quelli di Joseph Forsyth, A classical tour through Italy, An. MDCCCII,
in quattro volumi e quello di Eustache John Chetwode, Remarks on Antiquities,
Arts and Letters, during an excursion in Italy in the years 1802 and
1803. Questi testi furono molto usati, come molto letto fu “Italy” di lady Sidney Morgan di Dublino. L’anno seguente usci il volume Italy di Samuel Rogers, che parla degli alberghi a Roma.
Nel 1837 venne a Roma il poeta William
Wordsworth, nel 1838 Thomas Babington Macaulay, autore dei canti Lays of
Ancient Rome, editi nel 1842.
Nel 1844-’45 è a Roma Charles Dickens
che scrisse Pictures from Italy sul “Daily News”, da lui fondato
nel ‘46. Più volte vennero a Roma Robert ed Elizabeth Browning, come ricorda
una lapide presso in via Bocca di Leone 41. Robert è il “pittore del
romanzo romantico” e molti suoi scritti sono ispirati a Roma.
Artisti di lingua
inglese negli alberghi di Roma
I poeti, specialmente inglesi, scoprivano
in uno degli hotel di Roma la grande emozione capace di consolare, di dare un senso alla vita. Nel 1817
lord Byron trova a Roma la sua patria ideale.
I pensieri più alti che solo Roma
sa ispirare, appaiono nei versi:
Oh Rome! my country!
City of the Soul!
L’ansia di Goethe di visitare l’Italia
e Roma è chiara nelle pagine del suo Italienische Reise. «Negli ultimi
anni il desiderio era divenuto quasi una malattia, che avrebbe potuto guarire
solo se fossi riuscito a vedere questi luoghi ed a viverci. Ora posso confessarlo.
Non potevo più guardare un libro latino né un dipinto di paesaggio italiano.
La brama di vedere questa terra era più che matura e solo ora che è stata appagata,
la patria e gli amici diverranno per me un’altra volta profondamente cari...»
Arrivato a Roma, finalmente placato,
scrive:
«Dovunque vado, trovo qualcosa di
noto, in un mondo nuovo. Tutto è come l’immaginavo e tutto è diverso.»
«È salutare anche per il mio spirito
vivere con un popolo così aperto alla realtà sul quale si è tanto scritto e
parlato e che ogni straniero giudica secondo la propria misura.»
A Roma Goethe acquisì un’idea di
solidità, la sensazione dello spirito conciliato con l’intelletto, l’impulso
ad occuparsi di cose grandi, il senso della pienezza, della felicità spirituale.
Gli Stati Uniti d’America iniziarono
rapporti diplomatici con la Santa Sede nel 1797. Già prima di tale data artisti
e visitatori avevano varcato l’Atlantico per prendere una camera in uno degli
alberghi a Roma. Primo in ordine di tempo va ricordato il pittore Benjamin West
(a Roma nel 1760 e poi a Londra nel 1764) legato al neoclassicismo inglese,
come del resto un altro pittore americano, John Singleton Copley (a Roma nel
1775), che esprime una ricerca di aristocratica finezza, spesso con un’impostazione
delle figure sullo sfondo del Colosseo.
Il fascino di una vacanza a Roma,
grazie ai sistemi di prenotazione di alberghi, divenne presto oltre Atlantico
talmente vivo che la stessa nuova capitale degli Stati Uniti doveva modellarsi
sulla monumentalità romana. La nuova confederazione degli Stati Uniti d’America
aveva bisogno di creare i suoi simboli di pietra, i suoi templi civili, le sue
colonne, i suoi archi di trionfo. Nacque così il Campidoglio di Washington e
tutto il complesso classicheggiante di questa città, che oggi appare quasi commovente
nel mito che realizza. Un rapporto concreto fu stabilito con la commissione
al Canova di una statua del presidente Washington, in veste di imperatore, che
da Roma partì per attraversare l’Oceano ed essere collocata sotto la cupola
del Capitol di Raleigh, dove andò distrutta in un incendio (ne resta il bozzetto
nella Gipsoteca di Possagno).
William Westmore Story si dedicò
alla scultura, alla pittura e alle ricerche archeologiche, ma merita una speciale
menzione per un suo libro intitolato Roba di Roma dove dà un quadro affascinante
della vita e delle tradizioni popolari romane, dipingendo con vivacità gli interessi,
le curiosità, le simpatie dei visitatori stranieri che effettuavano prenotazione
di hotel a Roma per farvi una vacanza.
Gli scrittori stranieri sono spesso
sottili nel cogliere l’ atmosfera della Roma aulica e paesana, quieta e viva,
imponente e familiare a un tempo. Molti scrivono sui particolari odori della
città, come il profumo del caffè tostato a piazza Colonna che entrava nei relativi
alberghi, o l’odore forte dei broccoli bolliti che si vendevano nelle strade
del centro insieme ai lupini, ai pinoli e altre specialità del genere.
È impossibile riassumere i temi di
una letteratura come questa, che riguarda tutte le curiosità del turista. Basti
prendere a caso un volume e scorrere il sommario. Da questa atmosfera nasceva
lo spirito che animava le colonie straniere in vacanza a Roma, specialmente
quelle degli artisti. Nasceva la scampagnata archeologica degli Inglesi o quella
artistica dei pittori che mascherati da guerrieri con cannoni di legno e armi
di cartapesta laciavano i loro alberghi e si recavano in processione a Cervara,
per annegare nel vino la gioia di vivere in un clima pagano e spirituale a un
tempo.
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