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Storia del turismo negli Alberghi a Roma

Inglesi a Roma nel medioevo

Le offerte di soggiorni in alberghi a Roma hanno una storia antica. Il re anglico Ina, che si stabilì a Roma dopo aver abdicato, fondò la Schola Saxonum nel luogo di S. Maria de Saxia, più tardi S. Spirito in Sassia, per incrementare l’offerta di camere da riservare ai pellegrini.

Specialmente nel Trecento la «nazione inglese» fu presente riorganizzando i suoi istituti romani che funzionavano come degli hotel semplificati, così come l'hotel è l'erede della locanda e della stazione di posta.
Più di 600 anni fa, nel 1396, veniva fondato un ospizio-hotel per marinai inglesi presso S. Edmondo in Trastevere (non più esistente). Evidentemente navi inglesi giungevano alle foci del Tevere e risalivano il fiume fin dentro Roma, attraccando al porto di Ripa Grande. Nella corte di Elisabetta I si parlava italiano ed erano bene accolti artisti italiani in viaggio o in vacanza in Gran Bretagna.

Sotto il regno di Carlo I si affermò l’ideale classico e italiano nella volontà di formare grandi collezioni artistiche e di trasportare marmi e antichità in Inghilterra. Oltre al re, lo Earl of Arundel formò un’importante raccolta di marmi, e per lui fece acquisti a Roma il primo grande architetto inglese dei tempi nuovi, Inigo Jones (1573-1652).

Nel Seicento le offerte di soggiorni in alberghi a Roma permettono la nascita dei primi viaggiatori dediti ad una vacanza culturale, persone che viaggiano per curiosità intellettuale. Primo fra tutti è nel 1644 John Evelyn che scrisse il suo celebre Diary, una consuetudine delle “Guide” che avrà sempre più largo sviluppo in seguito. Egli annota tutto ciò che fa, che vede e che lo interessa durante la sua vacanza in alberghi a Roma. Si scorge nelle sue pagine l’ammirazione per Raffaello e per Michelangelo, per i monumenti, per le rovine, e un senso di stupore per l’universalità del Bernini. Evelyn ammirò le ville romane e in particolare villa Borghese. Visitò l’Accademia degli umoristi, conobbe Atanasio Kircher, ma non si limitò ad annotare questi fatti. Lo interessò molto lo spettacolo sociale che osservava negli hotel di Roma, le ambascerie e le cerimonie; egli lodò obiettivamente il Monte di Pietà e gli ospedali romani che trovava superiori a quelli londinesi.

Nel 1718 si stabili a Roma Giacomo III Stuart, figlio dello spodestato Giacomo Il (m. 1701). Clemente XI lo aiutò per quanto gli fu possibile, non volendo fargli affittare camere in un hotel, gli donò il palazzo Muti Papazzurri in piazza Santi Apostoli, una offerta che lo scozzese avrà senz’altro apprezzato. Nel 1719, un anno dopo essersi stabilito a Roma, Giacomo sposava Maria Clementina Sobieski, con una grande cerimonia a Montefiascone.

Da questo matrimonio con la principessa polacca nacquero Carlo Edoardo che combatté inutilmente per la riconquista del trono ed Enrico, futuro cardinale di York, creato nel 1761 vescovo di Frascati (fu mecenate, protettore di Taddeo Kuntze, prese in affitto e ristrutturò il seminario tuscolano e formò, per incrementare l’offerta culturale, l’importante biblioteca, ancora esistente, i cui volumi sono però dall’ultima guerra in Vaticano). Nella Roma del Settecento la famiglia degli Stuart fu una delle più cospicue. Giacomo III mori nel 1766 e il suo sepolcro è uno dei più bei monumenti del Canova.

Le offerte di hotel a Roma nel 1700

A Roma si formarono centri di convegno per gli stranieri in vacanza che avevano preso in affitto una camera in alberghi a Roma. Piazza di Spagna, già appartenente per metà alla Francia, per metà alla Spagna, che vi aveva la propria ambasciata, fu invasa dai turisti in vacanza per la sua posizione di snodo del traffico, di luogo d’arrivo da porta del Popolo fino al centro cittadino.

In primo luogo dovremmo dire degli hotel, in cui era possibile prendere in affitto camere, disposti in gran parte intorno alla piazza che era detta “il ghetto degli inglesi”. Ma più importanti luoghi di incontro per gli stranieri in vacanza furono i caffè, creazione settecentesca. Il più antico fu il Caffè del Veneziano fondato nel 1725 a piano terra di piazza Sciarra, nel luogo dove poi sorse l’edificio della Cassa di Risparmio; fu frequentato dall’alta società e da letterati e artisti, che incrementarono le offerte culturali. Molto celebre fu il Caffè degli Inglesi a piazza di Spagna angolo via delle Carrozze, i cui interni furono decorati su disegni del Piranesi (ne resta un ricordo solo nelle stampe che ne riproducono, per incisione del Piranesi stesso, i motivi dipinti con astratte fantasie archeologiche). Dovremmo citare anche il Caffè Ruspoli al Corso e molti altri fino al famosissimo Caffè Greco, fondato nel 1760.

Centri di incontro dei forestieri in vacanza che avevano preso in affitto una camera in alberghi a Roma, furono naturalmente le Ambasciate con le loro offerte di feste e ricevimenti. Tutte le case patrizie, Borghese, Barberini, Albani furono ospitali verso i “curiosi” forestieri in vacanza, mettendo a loro disposizione varie camere, per evitargli di alloggiare in hotel.

L’artista che a Roma esercitò il maggior influsso sull’ambiente inglese fu Piranesi. Egli infatti era il massimo interprete delle rovine e dei monumenti di Roma, li ritraeva con una sensibilità romantica, perfettamente affine al gusto, di origine marcatamente inglese, per il pittoresco e il sublime, tipico di chi prendeva in affitto una camera in hotel a Roma, e che permeava le sue stampe, offerte in vendita nella città del Papa. L’influsso dell’aspetto piranesiano più romantico e pittoresco è evidente a chi visiti il Soane Museum di Londra, dove marmi antichi e frammenti sono disposti in un ideale disordine, in raggruppamenti volutamente casuali, secondo un gusto e in un’offerta culturale che ha le radici nella tradizione del “rovinismo romano” e in quella piranesiana in particolare. Del resto divenne di moda decorare i propri appartamenti con vedute di Roma del Piranesi, e questo valeva anche per chi non era ancora venuto in vacanza a Roma. Il Caffè inglese di piazza di Spagna era decorato da guaches del Piranesi e questi, con la sua arte, rendeva palese l’offerta di una chiave per intendere Roma a chi in quel tempo l’accostava per la prima volta, dopo averne rimirato le meraviglie dimorando negli hotel.

Esisteva, poi, il turismo puro e semplice, quello degli Inglesi che prendevano in affitto una camera in alberghi a Roma per diletto e per svago, mossi solo dalla voglia di fare una vacanza. Di questa società abbiamo molti ricordi nel nome stesso di caffè o di hotel. Il Caffè degli Inglesi a piazza di Spagna decorato dal Piranesi, fu uno dei più antichi. Molti fra i viaggiatori in vacanza frequentavano anche il Caffè Greco.

Altro centro di incontro di Roma erano ovviamente oltre alle Accademie, le camere in hotel prese in affitto dagli artisti. In genere gli studi dei forestieri in vacanza erano in via Margutta, al Babuino, in via Condotti, nei pressi di piazza Barberini. I tedeschi predilessero via Sistina dove avevano preso in affitto una camera in hotel in molti viaggiatori provenienti dalla Germania.

Specialmente in Germania l’attrazione di Roma si manifestò parallelamente all’affermazione dell’ideale classico. Le radici di questa attrazione affondano nel terreno dello Sturm und Drang. Fu la necessità di evadere dall’inquietudine verso un mondo caratterizzato dall’offerta di equilibrio e di pace, di armonia e di arcadia, un mondo dove arte e natura si conciliano, e domina la spontaneità, e in cui i turisti potevano approfittare delle offerte di hotel di Roma.

L’antico, prima che “insieme di regole”, fu oggetto di godimento e di estasi.

Ciò che attira verso il prendere in affitto una camera in alberghi a Roma è l’arte e la natura insieme, la libertà e la bellezza. I contadini di Roma sono come pagani, le osterie diventano grotte antiche, una camera in hotel il salone dell’Imperatore Nerone. Nella luce e nei colori, ovunque, è un senso bacchico. L’offerta di amore si vive nella sua pienezza e totalità, è un amore per il bello ideale e fisico, morale e sensuale.

A Roma l’individuo in vacanza si sente in armonia con l’universo, perché Roma è il centro del mondo, il luogo delle idee e delle cose universali, con la sua offerta di un perfetto equilibrio fra corpo e anima, uomo e Dio.

Stendhal dal 1800 al 1828 trascorse circa dieci anni a Roma studiando la gente più che i monumenti e i musei che pure occupano tanta parte del suo libro. Egli credette di trovare nei Romani moderni, i due aspetti di Roma, l’offerta di un equilibrio armonico fra corpo e anima, fra vita e arte, fra gioia di vivere e verità. Cosi egli idealizza l’ozio del popolano romano osservato da chi è in vacanza, la fierezza del trasteverino. I forestieri dimoranti negli hotel vedono trasformarsi le feste in baccanali, la grotta di Frascati in luogo sacro a Bacco, le ciociare in matrone pagane, le camere in hotel tramutate nel triclinio di Seneca, e tutta la realtà quasi dissolversi nell’offerta di una tradizione classica o nel senso di una innata e altrettanto millenaria devozione cristiana.

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