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Vacanze a Roma: le guide

Da sempre Roma è stata la meta di vacanze che duravano un lungo o un breve periodo. Dal 1800 in poi l’afflusso dei turisti è cresciuto con una intensità regolare. Specialmente per gli Inglesi trovare camere in alberghi per poter passare un breve periodo di vacanze a Roma, diventa una fase essenziale del grand tour, considerato già da tempo il mezzo indispensabile per la educazione di ogni gentleman.

Nelle country houses della aristocrazia di campagna inglese, penetrano quadri con vedute di Roma e paesaggi della campagna di Vanvitelli o dei van Bloemen, di numerosi altri vedutisti e paesisti.

Circolano stampe che raffigurano le piazze, i ponti sul Tevere, le basiliche, i ruderi, il Colosseo, Tivoli o Grottaferrata. Il quadro o l’acquarello diventa il ricordo del breve periodo trascorso in vacanze a Roma. Nasce e si diffonde una conoscenza libresca e visiva della città anche fra chi non l’ha ancora visitata, e da questo materiale illustrativo trae un più vivo desiderio di intraprendere il viaggio a Roma.

I viaggiatori inglesi che dominano la scena all’inizio del secolo trovano a Roma la soddisfazione di diversi ideali estetici, dal gusto per il paesaggio, all’ammirazione per il grand style, alla simpatia per il classico, alla sensazione del pittoresco e del sublime rivelato soprattutto dalla traversata delle Alpi e dai dipinti di Michelangelo.

In un certo senso proprio per questa diffusione di immagini tutti gli stranieri venivano a trascorrere vacanze a Roma, pronti ad ammirare prima ancora di aver visto.

Facendo base nei loro alberghi, tutti trovarono in Roma lo specchio della propria sensibilità reagendo in modi spesso svariati e soggettivi. Introdotti da guide come l’Italian Voyage di Richard Lassel (1670-1698) e dal volume del Richardson, che fu fondamentale rispecchiando sia l’influsso del classicismo italiano sia il gusto dei rubénistes per i Veneti e Rubens, gli Inglesi non polarizzarono il loro interesse soltanto sul mito classico, ma furono amatori sensibili ai pregi delle varie tendenze e scuole e divennero i più accaniti collezionisti cercando immagini e stampe.

Da questo turismo si sviluppò la letteratura di viaggio — lettere, diari, memoriali di vacanze a Roma, descrizioni dei luoghi — che fu soprattutto un fenomeno inglese prima che tedesco.

Un tipico rappresentante ne fu Joseph Addison autore delle Osservazioni su alcune parti d’Italia (1705) che rivelano gli interessi del viaggiatore per i popoli, i costumi, le carrozze, gli alberghi, gli atteggiamenti, le mode, la psicologia, ecc.. Egli tratta il carattere degli uomini, le donne, il  tenore di vita, la comodità o scomodità degli alberghi, lo stato delle strade, e via dicendo. A Roma è attratto dai monumenti, dai capolavori di architettura, scultura, pittura, ma soprattutto dai resti della città pagana. Lamenta la «rovina delle rovine», che cadono a pezzi da un giorno all’altro senza manutenzione, e deplora lo stato colpevole in cui si trovano monumenti tanto universalmente ammirati.

Roma affascinava non solo gli Inglesi, ma anche gli Americani che vedevano Roma come il simbolo più genuino della vecchia Europa. Faceva sì che, presa in affitto una camera negli alberghi di Roma, tutti si sentissero come a casa propria, che trovassero un nuovo senso di umanità e un nuovo impulso creativo e soprattutto la coscienza della storia.

Lo scrittore Nathaniel Hawthorne scrisse il suo celebre romanzo, The Marble Faun, traendo l’ispirazione dalla scultura antica di un Fauno del Museo Capitolino, come narra egli stesso nell’introduzione del libro. Altri scrittori americani che vissero in alberghi a Roma, furono fra il 1850 e il ‘70 Herman Melville, Henry James e l’impareggiabile Mark Twain, che nel ‘67 venne senza abbandonare la sua veste di umorista e la sua abitudine di celiare (The Innocents abroad... New York 1911).

Il numero degli americani che trascorsero delle vacanze a Roma e le impressioni che ne riportavano, eran tali da sollecitare Henry Leland a scrivere già nel 1863 Americans in Rome, il primo libro sull’argomento.

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